Numero verde

Con circa 750 specie, il genere Ficus, appartenente alla stessa famiglia del gelso (Moraceae), è uno dei generi che accolgono più piante da fiore in assoluto.1,2 La regione transcaucasica (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Iran e Turchia) è stata suggerita come una delle zone di origine e diversità della specie.3 Gli alberi di fico selvatico (Ficus carica L.) sono molto diffusi e sembra siano originari di alcune parti dell’Asia meridionale (Iran), dell’Asia occidentale (Armenia, Azerbaigian, Georgia e Turchia) e dell’Asia centrale (Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan).4 La presenza di due sottospecie, F. carica subsp. carica e F. carica subsp. rupestris, è stata segnalata sia in Iran che in Turchia.5,6 Quattro i tipi di cultivar di fichi esistenti  Comune, Smirne, San Pedro e Caprifig3  all’interno delle quali, per la lunga storia legata alla coltivazione di questa pianta, sono comprese centinaia di cultivar.7 Esistono anche centinaia di genotipi (fichi di diversa composizione genetica).8 Ogni cultivar può includere più genotipi. Diverse cultivar di Caprifig (F. carica var. Caprificus) sono comunemente coltivate nella regione mediterranea orientale della Turchia.9 Quasi tutti gli alberi di fico coltivati nella provincia di Fars, in Iran, sono cultivar Sabz, mentre una cultivar è di Smyrna.10

Il frutto del fico è un tipo di infiorescenza o, in termini pomologici, un “siconio”, un ricettacolo vuoto e carnoso in cui i pistilli possono ospitare un uovo di vespa fino a quando non si schiude o semi di fico.1 A causa del significativo polimorfismo, i fichi presentano diverse caratteristiche morfologiche ed adattamenti ecologici.11 Fornire una descrizione generale di F. carica è difficile, in quanto colore, forma e dimensione delle parti della pianta variano considerevolmente tra i vari tipi di fico. La Farmacopea Helvetica descrive “Caricae fructus” come l’infruttescenza (fase di fruttificazione di un’infiorescenza) intera essiccata di F. carica, contenente un minimo del 45% di materiale estrattivo.12

Esiste uno straordinario mutualismo (mutua dipendenza per sopravvivenza) tra i fichi e le vespe impollinatrici. L’interazione ficovespa avviene da più di 80 milioni di anni.13 I frutti di Ficus carica vengono impollinati esclusivamente dalla femmina della vespa (Blastophaga psenes, Agaonidae) che entra nel fico attraverso l’ostiole (la piccola apertura dell’infiorescenza involuta del fico) per deporre le uova.

Il fico è un albero ginodeico (con fiori femminili su un albero e fiori ermafroditi su un altro) e funzionalmente dioico (fiori maschili e femminili si trovano su alberi separati).9 I fichi femmina hanno fiori femminili macrostile che non ospitano larve di vespe. Il frutto di queste piante produce semi, ma niente polline. I fichi maschi hanno fiori femminili microstile che ospitano larve di vespe, ma producono pochissimi semi. I fichi da alberi maschi producono polline e trasportano vespe (vettori pollinici). Quando una vespa emerge dalla cavità di un fico, spolverata di polline, ha circa un giorno per trovare ed entrare in un fico ricettivo (su alberi maschi o femmine) nella sua breve vita fuori dal frutto.14

In un recente studio, in cui è stato investigato l’uso tradizionale di piante commestibili selvatiche utilizzate dalle popolazioni indigene in Yeşilli (provincia di Mardin nel sudest della Turchia), è stato scoperto che F. carica subsp. carica è tra i taxa culturalmente più importanti di questa area.15 Il fico è anche una delle principali colture esportate dalla Turchia (nel 2019 ha esportato circa 85 mila t di fichi).16 Le più grandi popolazioni di alberi di fico si trovano sulle coste del Mar Nero, del Mar di Marmara e del Mar Egeo nella regione mediterranea e lungo i fiumi nell’Anatolia centrale.6

Nel 2019, gli Stati Uniti hanno importato 15 mila t di fichi e prodotti derivati principalmente dalla Turchia, con quantità minori da Grecia, Messico, Spagna, Italia e da pochi altri paesi.17 Anche l’Iran è un importante produttore ed esportatore di fichi a livello mondiale; il 90% circa dei fichi essiccati provenienti dall’Iran sono prodotti nella provincia di Fars.10

Storia e significato culturale

Secondo un passaggio del Libro della Genesi nella Bibbia, Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proibito, si resero conto di essere nudi e si coprirono con foglie di fico. Nel Libro del Deuteronomio si racconta che Dio diede agli ebrei una terra ricca di fichi.20 Il fico biblico, tuttavia, probabilmente non era F. carica, ma piuttosto il fico del sicomoro (F. sycomorus).18

Nella sua opera del 1737 “Genera Plantarum”, il botanico svedese Carl Linnaeus (17071778) assegnò il nome Ficus al genere di appartenenza della pianta del fico.21 Nell’edizione del 1759 di “Systema Naturae”, lo stesso Linnaeus denominò otto specie di Ficus, incluso Ficus carica.22 Il nome latino “Ficus”, che significa albero del fico, è l’origine di vari nomi comuni in Europa, mentre il nome della specie “carica” deriva dal termine latino caricus, che significa fico “della Caria”, una regione dell’Anatolia occidentale, nota anche come Asia Minore o Turchia asiatica.20,23 Nel IV secolo a.C., secondo quanto riferito, il filosofo Teofrasto (ca. 371287 a.C.) dichiarò che la maggior parte dei frutti “buoni”, come il fico, erano già stati denominati.24

Le prime testimonianze sul consumo di fichi da parte dell’uomo provengono da siti del Neolitico preceramico A (ca. 10.0008.800 a.C.) dalla Valle del Giordano all’Eufrate superiore (montagne della Turchia sudorientale). Non è certo se, in quel periodo, i fichi erano completamente selvatici o se la domesticazione fosse già iniziata.25 In ogni caso, F. carica è probabilmente una delle più antiche colture domesticate, utilizzate dall’uomo, sfruttate sia a scopo alimentare che medicinale.18 Alcuni esperti di Ficus contestano alcune testimonianze archeologiche secondo le quali questa pianta sarebbe coltivata da più di 11 mila anni; sarebbe pertanto antecedente ai cereali.26,27

Nel deserto di basalto dell’attuale Giordania, il carbone recuperato dai camini in un sito tardo neolitico (datato all’incirca 64906235 a.C.) scavato a Wadi Qattafi, contiene evidenze di F. carica.

Poichè l’albero del fico è igrofilo (ossia cresce in condizioni di umidità), la sua presenza in questo ambiente suggerisce l’esistenza in precedenza di un ecosistema più umido e coperto di alberi, contrariamente alla sua attuale condizione di zona arida.28 Ci sono prove del commercio di F. carica nei mari Levantino ed Egeo nella tarda età del bronzo. Gli scavi a seguito del naufragio della nave Uluburun al largo della costa mediterranea, ora Kaş (Turchia), risalente al 13501300 a.C., hanno portato alla scoperta di un carico di fichi, uva (Vitis vinifera L., Vitaceae), olive (Olea europaea L., Oleaceae) e melograni (Punica granatum L., Lythraceae).29

Altri scavi in Giordania, a 12 miglia a est del Mar Morto, testimoniano che il fico è una pianta comune all’età del ferro (ca. 1200500 a.C.) e al Medioevo islamico (dalla metà del nono secolo al XV secolo d.C.).30 Alcune delle prime testimonianze di alberi da fico a Gerusalemme sono fornite dalle impronte di foglie della pianta su frammenti di ceramica, datati al periodo tardo ellenistico (dal II al I sec a.C.), scoperti nella Valle del Tyropoeon, a ovest dell’ingresso della città di David.31

Nel I secolo d.C., il naturalista Plinio il Vecchio (2379) elencava 29 varietà di Ficus, con informazioni sui luoghi in cui ciascuna era coltivata.24 Ficus carica è tra i taxa più citati in uno studio di iatrosophia, un tipo di manuale medico greco di origine bizantina (330 1453). Lo studio ha trovato collegamenti tra il testo di iatrosophia e l’uso attuale delle piante medicinali nei monasteri grecoortodossi di Cipro.33 L’uso medicinale dei fichi in Bulgaria per il trattamento della tosse è documentato in un canone scritto nella Chiesa Vecchia di Lingua slava di San Ivan Rilski (876946), il primo eremita bulgaro.34,35 Secondo quanto riferito, i primi alberi da fico in Inghilterra sono stati introdotti intorno al 1440.

Questo potrebbe spiegare perché sono stati trovati semi di fico in abbondanza nello strato superiore di un sito archeologico di epoca medievale nella città portuale di Plymouth nell’Inghilterra sudoccidentale.36 In diverse formulazioni mediche riportate nel Chilandar Medical Codex, che è considerato il più significativo manoscritto farmacologico medievale serbo sulla scienza medica europea dal XII al XVI secolo, il frutto di F. carica è stato descritto come avente funzioni purganti, espettoranti, antielmintiche, antidepressive, toniche e di prevenzione del raffreddore.37

Usi tradizionali

Nella provincia di Fars, in Iran, i fichi sono tradizionalmente usati per i loro effetti lassativi e per il trattamento delle verruche.38 Nella medicina tradizionale dell’Oman, l’acqua ottenuta dalla bollitura del frutto di fico è indicata per alleviare la tosse. Nella medicina popolare greca, il consumo di grandi quantità di fichi serve ad espellere i vermi intestinali.40 Nella medicina popolare di Montecorvino Rovella (entroterra campano, Italia) un decotto in acqua preparato con fichi secchi, mela (Malus pumila Mill., Rosaceae), amarena (Prunus cerasus L.), buccia della mandorla (Prunus dulcis (Mill.) D. A. Webb) e foglie di capelvenere (Adiantum capillusveneris L.), con aggiunta di miele, è usato per lenire la tosse.41 Il rakija travarica, una comune bevanda alcolica tradizionale delle isole della Croazia nel mar Adriatico, è un distillato di vinacce d’uva con fichi, parti aeree di finocchietto (Foeniculum vulgare Mill.), foglie di salvia (Salvia officinalis L.), pseudofrutto di ginepro (Juniperus oxycedrus L.), frutto di carruba (Ceratonia siliqua L.) e sommità fiorite di assenzio (Artemisia absinthium L.).

Il frutto del fico era già incluso nella prima edizione della Farmacopea statunitense (USP, 1820) come componente di diverse preparazioni tra cui uno “elettuario lenitivo” per la stitichezza a base di foglie di senna (Senna alexandrina Mill.), frutto del coriandolo (Coriandrum sativum L.), radice di liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.), fico, prugna secca (Prunus domestica L.), polpa del frutto di tamarindo (Tamarindus indica L.) e zucchero raffinato.43 Gli usi medici e le proprietà di Caricae fructus USP sono stati successivamente descritti nella prima edizione del Dispensatory of the United States of America (USD 1833) (USD 1833).44

Nel 1990, la Commissione E tedesca ha pubblicato una monografia negativa sull’uso di Caricae fructus (frutto essiccato di F. carica), nonché i relativi preparati, come lassativo, affermando che l’efficacia dichiarata non è ancora sufficientemente documentata.45 Nel 2001, il Dipartimento dell’Agricultura Statunitense (USDA) ha stabilito gli “Standards per i fichi secchi”.52 Nel 2007, una monografia per “Anjeer fruit” (ricettacoli/frutti carnosi essiccati di F. carica) è stata inserita nel volume II della Farmacopea Unani dell’India.19

Usi attuali autorizzati in cosmetici, alimenti e farmaci

Negli Stati Uniti, i fichi sono usati principalmente come alimento con tre diversi standard di qualità definiti da USDA: grado A, grado B e substandard (la qualità dei fichi secchi non soddisfa i requisiti del grado B).46 Nel Codice delle leggi federali (21CFR parte 145) l’FDA (Food and Drug Administration) fornisce le specifiche per i fichi in scatola.47 Negli Stati Uniti sono all’incirca 70 gli integratori alimentari a base di fichi e loro preparazioni (concentrati, estratti, frutto polverizzato, succo polverizzato e sciroppo) inclusi nel database degli integratori alimentari degli Istituti Nazionali della Salute (NIH).48

In Canada, i frutti del fico, oltre ad essere mangiati, sono utilizzati come ingrediente attivo in prodotti naturali destinati alla salute (NHP: natural health products), che richiedono l’autorizzazione prima dell’immissione in commercio da parte della Direzione dei prodotti per la salute senza prescrizione medica (NNHPD).49

I prodotti che contengono una preparazione di fichi equivalente a 20 grammi di fichi secchi o 100 grammi di fichi freschi possono rivendicare in etichetta l’indicazione sulla salute “Fornisce antiossidanti che aiutano a prevenire i danni cellulari causati dai radicali liberi”.50 Alcune preparazioni a base di fichi possono essere usate in prodotti per la salute autorizzati (NHP) anche con scopi diversi da quello salutistico. Ne sono un esempio l’estratto di fico usato come agente condizionante per la pelle in prodotti ad uso topico, il succo di fico concentrato come additivo colorante, esaltatore naturale di sapidità o dolcificante in NHP per uso orale e il succo di fico polverizzato come astringente nei cosmetici.49

Nell’Unione europea, il frutto di F. carica polverizzato è autorizzato per l’uso nei prodotti cosmetici come agente condizionante per la pelle, l’estratto del frutto come umettante (una sostanza in grado di trattenere l’umidità), il succo dei frutti come astringente e l’acqua di fichi (soluzione acquosa del distillato di vapore ottenuto dal frutto) con funzione di mascheramento (per ridurre o inibire l’odore di base di un cosmetico).5

Per quanto riguarda l’uso di Ficus carica L. negli integratori alimentari, il Ministero della Salute italiano ammette l’uso in questi prodotti dei fiori, delle foglie, delle gemme, del lattice, del frutto e della radice della pianta52, consentendo sui prodotti a base di foglie e lattice di rivendicare le seguenti funzioni fisiologiche: funzione digestiva; funzionalità delle mucose dell’apparato respiratorio, regolarità del transito intestinale. F. carica è ammesso all’uso negli integratori alimentari anche in Belgio (pianta intera)53 e in Francia (frutto, foglia, germoglio fogliare, gambo)54.

Diverse le indicazioni sulla salute* presentate per il fico e sue parti alla Commissione europea ai sensi dell’art. 13.1 del regolamento (CE) 1924/200655, claims ad oggi in sospeso. Per quanto riguarda i possibili effetti antiossidanti del frutto di questa pianta, nel 2010 l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), in una sua opinione del 2010, ha concluso che, sulla base delle prove fornite, non era stato possibile stabilire una correlazione causaeffetto tra l’assunzione del frutto di fico e l’effetto antiossidante.56

Nel 2014, l’Ufficio federale tedesco per la protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL) ha valutato e classificato il frutto di F. carica come alimento comune senza alcun uso noto come prodotto medicinale.57 In Svizzera, “Caricae sirupus compositus” (sciroppo di fichi composto) è un prodotto ufficiale a base di fichi (Caricae fructus), frutto della senna (Sennae fructus), saccarosio, etanolo 96%, olio essenziale di menta parti aeree (Menthae piperitae aetheroleum), olio essenziale dei boccioli di chiodi di garofano (Caryophylli floris aetheroleum), metil4idrossibenzoato, propil4idrossibenzoato e acqua depurata.12 Nei Paesi dove è riconosciuta e praticata la medicina Unani (per esempio in Bangladesh, India, Malesia, Pakistan e Sri Lanka), i fichi maturi essiccati sono usati come un componente di formulazioni per il trattamento di pazienti con splenite (infiammazione della milza), epilessia ed asma.19

Scoperte in ambito scientifico

Sebbene il fico abbia un uso ben consolidato nella medicina tradizionale e come ingrediente di integratori alimentari, tali utilizzi sono supportati da ancora scarse evidenze scientifiche.58,59 La composizione fitochimica del frutto di fico è complessa a causa della varietà di composti presenti nella buccia e nella polpa. I composti più importanti includono fenoli ed antociani (Tabella), così come i carotenoidi luteina, βcarotene, αcarotene, criptoxantina, licopene e zeaxantina.60

  • Studi in vitro e su animali

In uno studio in ratti è stata valutata l’attività ipotensiva, gli effetti sulla frequenza cardiaca e sulla forza di contrazione di un estratto idroalcolico di fico.61 L’estratto ha portato ad una significativa diminuzione della pressione sanguigna, ad effetti inotropi negativi (indebolimento della forza della contrazione muscolare) e cronotropi (variazione della frequenza cardiaca), senza bloccare l’attività stimolante di adrenalina o cloruro di calcio. Secondo gli autori di questo studio, tali effetti potrebbero essere attribuiti ai flavonoidi, ai fenoli e al potassio contenuti nel fico, concludendo che tale frutto è in grado di ridurre il rischio di malattie cardiache nei soggetti ipertesi e può influire positivamente sull’ischemia coronarica e sulle lesioni da riperfusione.61

Un altro studio su animali ha investigato gli effetti delle frazioni fenoliche del fico e dell’olio d'oliva sull’epatotossicità indotta da tetracloruro di carbonio (CCl4) in ratti maschi Wistar. Il pretrattamento con i fenoli ha impedito in modo significativo l’aumento indotto da CCl4 dei livelli degli enzimi epatici glutammato piruvato transaminasi, glutammato ossalacetato transaminasi e fosfatasi alcalina. L’estratto (in metanolo) secco di fico ha mostrato un’attività epatoprotettiva maggiore rispetto al frutto stesso essiccato.62

In uno studio pubblicato lo scorso anno, in cui sono stati valutati gli effetti protettivi di un estratto di fico (dati sulla composizione non forniti) sull’epatotossicità indotta da CCl4 in topi, si è osservata la capacità di tale preparazione di ripristinare in modo significativo le attività degli enzimi epatici alanina aminotransferasi, aspartato aminotransferasi e fosfatasi alcalina. Con l’estratto di fico si è registrata inoltre una diminuzione dell’infiammazione e della dilatazione dei vasi sanguigni, indotte sempre da CCl4.63 I risultati di uno studio del 2011 ha mostrato gli effetti nefroprotettivi di un estratto idroalcolico di fico attraverso la normalizzazione dei livelli elevati di malondialdeide in ratti in cui è stata indotta nefrotossicità attraverso somministrazione di gentamicina.64

Una ricerca del 2008 ha tentato di comprendere le basi farmacologiche dell’uso tradizionale del fico nel trattamento di disturbi infiammatori e spasmodici, studiando gli effetti antispastici di un estratto idroalcolico nel digiuno isolato da coniglio e gli effetti antipiastrinici in un modello ex vivo di piastrine umane.65 I risultati hanno mostrato che le attività spasmolitiche ed antipiastriniche di questa preparazione sono probabilmente mediate dall’attivazione dei canali che controllano il flusso dell’adenosina trifosfato (ATP), sensibili al potassio.

Un altro studio ha valutato gli effetti lassativi dei fichi in un modello animale di costipazione indotta da una dieta ad alto contenuto di proteine e limitazione del movimento. Con la somministrazione di un impasto di fichi si è osservata una significativa riduzione del tempo di transito del colon segmentale ed un incremento del peso delle feci.66 Risultati simili si sono registrati in un modello di ratto costipato.67 In uno studio condotto presso l’università di Tunisi sono stati indagati gli effetti di un estratto acquoso di fico su svuotamento gastrico ritardato e disturbi della motilità in ratti con colite acuta indotta da destrano sodio solfato. L’estratto di fico ha indotto una significativa riduzione della gravità della costipazione migliorando il transito gastrointestinale, lo svuotamento gastrico e i parametri fecali. Tali effetti sono stati attribuiti alla presenza di carboidrati, polisaccaridi, acidi fenolici e flavonoidi contenuti nell’estratto di fico.68

Il ruolo di Ficus spp. nel trattamento del diabete è stato esaminato in una revisione del 2018 nella quale il significativo aumento della secrezione di insulina e la conseguente riduzione della glicemia in vari studi in vivo è stato attribuito a diversi metaboliti attivi tra cui flavonoidi, acidi fenolici, tannini e vitamina E.69 In ratti diabetici, nei quali sono stati studiati gli effetti del frutto di fico sulle concentrazioni di glucosio e lipidi, sono stati registrati un miglioramento sia della glicemia che della iperlipidemia/ipercolesterolemia. Questi risultati sono stati attribuiti alle proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti dei polifenoli del fico.70 Effetti simili sul profilo lipidico sono stati osservati in ratti iperlipidemici trattati con un estratto idroalcolico di fico. Da ulteriori approfondimenti sembra che tali effetti siano dovuti ai costituenti fenolici presenti nel preparato, in particolare vitexina, acido 2,5diidrossibenzoico e rutina.71

Il fico ha mostrato anche effetti ansiolitici e antidepressivi, paragonabili a quelli ottenuti con la somministrazione del farmaco ansiolitico “alprazolam”, in uno studio in cui topi Swiss sono stati trattati con una preparazione a base di polpa di fico diluita con acqua alla dose di 500 mg/kg/100 ml di acqua.72

In un modello animale di morbo di Alzheimer, nel quale a ratti albini maschi è stata indotta amnesia mediante scopolamina, è emersa la potenzialità di una miscela di fichi e olio d’oliva di ritardare le anomalie colinergiche e di ridurre lo stress ossidativo.73 Si è scoperto che il consumo di fichi secchi e olio d’oliva determina una significativa diminuzione dei livelli di acetilcolinesterasi nell’ippocampo ed un miglioramento delle attività comportamentali, suggerendo un possibile ruolo di questi componenti della dieta mediterranea nel ritardare la progressione dell’Alzheimer. Tuttavia, questi risultati devono essere confermati in studi clinici sull’uomo.

  • Studi nell’uomo

I risultati di uno studio clinico condotto in doppio cieco, randomizzato e con crossover, su 10 adulti sani, hanno mostrato effetti significativi di due estratti di fico (uno standardizzato per contenere ≥ 300 ppm di acido absissico (ABA) e l’altro standardizzato in ABA ≥ 50 ppm), assunti in quattro differenti dosi (100, 200, 600 e 1200 mg di estratto), sulla glicemia postprandiale e sulle risposte insulinemiche.74 I livelli di glucosio postprandiale e di insulina sono stati misurati ad intervalli regolari ogni due ore. È stata osservata una significativa riduzione dell’indice glicemico solo con le due dosi più elevate, mentre l’indice insulinemico è risultato significativamente ridotto a tutte le dosi in modo dosedipendente.

Un trial clinico condotto in doppio cieco, randomizzato, con il controllo del placebo, ha valutato l’efficacia di un impasto di fichi (composizione del prodotto non fornita) in pazienti con costipazione associata a sclerosi multipla. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi da 20, ognuno dei quali ha ricevuto o 10 g della preparazione a base di fichi o un placebo, tre volte al giorno per tre mesi. I soggetti del gruppo sperimentale hanno registrato una significativa riduzione della frequenza di movimenti intestinali spontanei, della tensione durante la defecazione, della sensazione di evacuazione incompleta e della necessità di manovre manuali per facilitare la defecazione.75

In uno studio pilota di 14 giorni con 15 pazienti con costipazione funzionale, è stata valutata l’efficacia di una combinazione di 0,31 g di semi di lino (Linum usitatissimum L.) e 1,26 g di un estratto di fico non specificato. I pazienti, che assumevano tre compresse al giorno e registravano le attività intestinali, hanno riportato un significativo miglioramento della frequenza di defecazione, di postura ritentiva, del dolore durante l’evacuazione e della consistenza delle feci.76 Risultati simili sono stati ottenuti in un trial clinico in doppio cieco, con il controllo del placebo, che prevedeva l’assunzione da parte di soggetti con costipazione funzionale di un impasto a base di fichi (standardizzato in 1,7% di fibre) e del placebo, per 8 settimane. Il gruppo sperimentale ha riportato, rispetto al placebo, una significativa riduzione del tempo di transito del colon, un miglioramento della consistenza delle feci e del disagio addominale.77

In un altro studio clinico, controllato e randomizzato, 150 pazienti con sindrome dell’intestino irritabile, sono stati così suddivisi: 48 soggetti hanno ricevuto 60 g/die di semi di flixweed (Descurainia sophia (L.) Webb ex Prantl), 46 soggetti 90 g/die di un preparato a base di fichi e 48 soggetti nessun supplemento. Al termine della sperimentazione, durata 4 settimane, nei soggetti trattati sia con il preparato a base di flixweed che con i fichi, si è ottenuto un significativo miglioramento della frequenza di defecazione e della consistenza delle feci, della distensione e del dolore addominale, nonché della qualità della vita. Il fatto che i livelli di proteinaCreattiva, un marcatore dell’infiammazione, siano rimasti invariati, potrebbe essere correlato ad una inadeguata assunzione di fibre.78

I fichi sono considerati un alimento sicuro sulla base degli usi tradizionali secolari. Sono stati tuttavia segnalati casi di reazioni allergiche al fico, incluse orticaria da contatto e, nei casi più gravi, anafilassi.7982

 

 

FONTE: Brinckmann J., Brendler T. Fig. Ficus carica. Family: Moraceae. HerbalGram. The Journal of the American Botanical Council.Numero 127, agosto  ottobre 2020

 

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