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Il Ministero della Transizione Ecologica ha diramato una nota di chiarimento in merito all’art. 219 co. 5 del D.Lgs. 152/2006 che riguarda l’etichettatura ambientale degli imballaggi.

Tale articolo, per effetto della modifica apportata dal D.Lgs. 116/2020 art. 3 co. 3 che prescrive l’indicazione sugli imballaggi della natura dei materiali da imballaggio secondo i criteri stabiliti dalla decisione 97/129/CE e le modalità di smaltimento degli stessi, avrebbe dovuto essere applicato dal settembre 2020. L’art. 15, comma 6, del decreto legge 31 dicembre 2020, n. 183 (decreto “Milleproproghe”), come convertito in legge n. 21 del 26 febbraio 2021, ha però sospeso fino al 31.12.2021 l’obbligo di indicare le modalità di smaltimento degli imballaggi, così che è restata vigente solo la prescrizione relativa all’indicazione dei codici dei materiali.

La nota si apre con un’anticipazione molto attesa da tutti gli operatori, infatti informa che, per effetto del decreto legge n. 41 del 2021, recante “misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19”, grazie ad una modifica approvata in sede di conversione in legge al Senato, è stata prevista la sostituzione dell’articolo 15, comma 6, del decreto legge 31 dicembre 2020, n. 183, disponendo la sospensione, fino al 31 dicembre 2021, dell’applicazione di tutto il comma 5, dell’art 219 del d.lgs. n. 152 del 2006 e dunque sia dell’obbligo di indicazione dei codici relativi ai materiali sia di quello relativo alle modalità di smaltimento. La stessa previsione normativa prevede, inoltre, che “i prodotti privi dei requisiti prescritti dall’art. 219, comma 5 e già immessi in commercio o etichettati al 1° gennaio 2022, potranno essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte.” La legge di conversione del decreto 41/2021, che al momento della divulgazione della nota non era stata ancora approvata definitivamente, lo è stata il 19.05.2021.

Quanto ai chiarimenti la nota precisa che responsabili dell’etichettatura ambientale e chiamati a rispondere delle sanzioni sono “i produttori degli imballaggi” in quanto “soggetti obbligati ad identificare correttamente il materiale di imballaggio in funzione della codifica alfa numerica prevista dalla Decisione 97/129/CE, avendo contezza della effettiva composizione dell’imballaggio, sia esso finito che semilavorato, e garantendo una informazione completa e idonea a favore di tutti i soggetti della filiera”, ma aggiunge che, tale responsabilità, viene condivisa con tutti coloro che utilizzano gli imballaggi secondo il principio “chi inquina paga”.

Il MITE passa quindi a considerare alcuni casi di imballaggi particolari per chiarire le modalità ammesse per adempiere gli obblighi di etichettatura ambientale. Nel caso di imballaggi neutri, privi di grafica o stampa (es. sacchettame trasparente, incarti non personalizzati) e imballi per il trasporto o imballaggio terziario, si chiarisce che si ritiene “ottemperato l’obbligo di identificazione del materiale di composizione dell’imballaggio, laddove il produttore inserisca tali informazioni sui documenti di trasporto che accompagnano la merce, o su altri supporti esterni, anche digitali”. Per gli imballaggi a peso variabile, spesso utilizzati al banco del fresco o al libero servizio e che sono finalizzati una volta contenuto il prodotto alimentare – cd. “preincarti” - l’obbligo dell’etichettatura ambientale viene ritenuto adempiuto “laddove tali informazioni siano desumibili da schede informative rese disponibili ai consumatori finali nel punto vendita (es. accanto alle informazioni sugli allergeni, o con apposite schede informative poste accanto al banco), o attraverso la messa a disposizione di tali informazioni sui siti internet con schede standard predefinite”.

Per adempiere l’obbligo di etichettatura ambientale è, poi, ammesso il ricorso a strumenti digitali (come App, QR code, codice a barre o siti internet) per beni preconfezionati di origine estera, sugli imballaggi di piccola dimensione (capacità < 125 ml o superficie maggiore < 25 cm2) o con spazi stampati limitati e sugli imballaggi con etichettatura multilingua. Gli strumenti di digitalizzazione delle informazioni (es. App, QR code, siti internet) sono comunque sempre consentiti.

La nota chiarisce infine che l’obbligo di etichettatura ambientale riguarda l’Italia; gli imballaggi destinati a Paesi terzi dovranno invece rispettare le prescrizioni dei paesi di destinazione. Gli imballaggi destinati a Paesi terzi, in tutta la logistica pre-export, dovranno essere accompagnati da idonea documentazione che ne attesti la destinazione, oppure da documenti di trasporto e/o schede tecniche che riportino le informazioni di composizione.

La sospensione degli obblighi per sei mesi consentirà di valutare le tante e diverse difficoltà che gli operatori hanno trovato nel dover adempiere agli obblighi di etichettatura ambientale e l’auspicio è che nel frattempo giungano ulteriori chiarimenti da parte delle Autorità competenti.